PICCHIO

Cominciamo subito con una curiosità

In autunno, per preparare l’arrivo di una scolaresca, siamo saliti nella sala conferenze che si trova al primo piano del lato ovest della cascina San Romano (Boscoincittà).

Siamo stati accolti da 6 occhi enormi che ci scrutavano.

Dopo un primo momento di disorientamento ci siamo resi conto che occhi non erano, ma buchi nelle imposte. Cosa poteva essere successo? Bambini ribelli con lo scalpello o un tentativo di scasso?
Abbiamo raccolto un po’ di indizi: sul davanzale si trovavano pezzettini di legno e cacche di uccello. Abbiamo inviato foto e osservazioni ai naturalisti del parco che hanno confermato il nostro sospetto! Un picchio aveva scelto la cascina San Romano come luogo per fare il nido. Esattamente tra le imposte chiuse e il vetro. Dopo aver fatto buchi su tutte le imposte della sala conferenze (le uniche ancora perfette in tutta la cascina San Romano!) ne ha scelta una. E lì ha fatto il suo nido.

Per la prima volta in 40 anni abbiamo un ospite pennuto. Un picchio verde per la precisione.

Picchio verde

E’ un grosso picchio facilmente riconoscibile per la colorazione:
– parti superiori verde scuro
– parti inferiori verde-grigio chiaro
– groppone (parte dorsale posteriore) visibilmente giallo.

L’apice del capo è di colore rosso; intorno agli occhi vi è una “mascherina” nera. Il volo è ondulato con lunghe pause ad ali chiuse tra ogni “impennata”. Riuscite a immaginarlo in volo?

Spesso il picchio verde scende a terra per cacciare le formiche e le loro larve, di cui è ghiotto. Perlustra anche le fessure delle cortecce alla ricerca di insetti xilofagi (= che si nutrono di legno) utilizzando la lingua che – oltre ad essere prensile – è in grado di percepire la presenza di prede grazie alle papille gustative. Può nutrirsi anche di frutti, bacche e altri vegetali (raramente).

E’ presente in tutta Europa; in Italia è presente in tutta la penisola, escluse le isole. Il suo habitat preferito sono i boschi di latifoglie, ma si adatta bene anche a parchi, terreni coltivati e zone con alberi sparsi. Di recente, in tutta la Pianura Padana, ha colonizzato vaste aree (storicamente occupate dalla specie).

Anche al Bosco, in Cava Ongari e a Porto di Mare è presente e diffuso.
Spesso, ancor prima di farsi vedere, si annuncia grazie al canto squillante e simile a una risata; nei nostri parchi si può osservare facilmente; in cava Ongari, per esempio, capita di seguirlo a lungo con lo sguardo mentre attraversa il lago passando da un’area boscata all’altra.

A parte le imposte della cascina San Romano, abitualmente nidifica in buchi che scava negli alberi (da aprile in poi): depone 5-7 uova che si schiudono dopo circa 15 giorni di incubazione. I piccoli lasciano il nido dopo solo 25 giorni.

Oltre che a una risata, il canto del picchio verde fa pensare anche al nitrito di un cavallo (in alcuni paesi viene soprannominato “false cavalle”, cioè “falso cavallo”). Raramente produce il suono tipico prodotto dal becco sul tronco degli alberi (tambureggiamento)

Picchio rosso

Il picchio rosso è considerevolmente più piccolo del picchio verde. Ha un piumaggio bianco e nero con una macchia rossa sulla parte bassa dell’addome e il sottocoda rosso. Il becco è nero, appuntito e robusto, ha zampe conformate per agevolare la progressione su tronchi verticali, che risale a saltelli.

Prevalentemente insettivoro, può integrare la dieta con pinoli e frutta, specialmente al di fuori del periodo riproduttivo. Di solito, individua gli insetti e le larve che vivono sotto la corteccia dell’albero dal rumore che emettono mentre rodono il legno; grazie al becco buca il legno e con la lingua retrattile cattura l’insetto. Inoltre si nutre di crostacei, molluschi e carogne, non disdegnando i rifiuti domestici. Può effettuare razzie di uova e pulcini nei nidi di altri uccelli.

E’ presente in tutta Europa. In Italia è la specie di picchio più diffusa ed è presente in tutte le Regioni. 
Nel Bosco è molto comune e lo si può sentire spesso “tambureggiare” sui tronchi, specialmente nel bosco che circonda il lago. Al pari del picchio verde è ben adattabile; è presente nei boschi sia di conifere, sia di latifoglie, ma si adatta bene anche a campagne alberate e parchi cittadini.

Emette uno squittente “cick” o “kik”, molto forte e frequente, oltre al tipico tambureggiamento.

Il rituale di corteggiamento inizia a febbraio con l’insistente “tambureggiare” del maschio sui tronchi per delimitare il territorio e attirare l’attenzione della compagna. La coppia nidifica in cavità scavate nel tronco o nei rami. La femmina vi depone 4-6 uova, che vengono covate per circa due settimane.

Picchio nero

Il Picchio nero è il più grosso picchio europeo (circa come un corvo). Il suo piumaggio è interamente nero a parte un’ampia macchia rossa, che nel maschio copre quasi tutto il capo. Risaltano molto gli occhi chiarissimi, in netto contrasto con il manto nero. Il becco è color grigio avorio (può apparire bianco a distanza). Il volo è pesante e leggermente ondulato.

La dieta è molto simile a quella degli altri due picchi ed è composta sia da animali xilofagi sia da formiche e altri insetti presenti sul terreno. Queste prede si trovano soprattutto all’interno di alberi morti o malati; i nidi delle formiche anche a terra.

Il picchio nero è distribuito principalmente in Europa Centrale e Orientale e in Asia; In Italia è presente sulle Alpi e in alcune parti degli Appennini. È una specie tipicamente legata a foreste mature di conifere o di latifoglie. Tuttavia negli ultimi decenni ha mostrato una netta tendenza a espandere la sua distribuzione anche ad aree situate a quota più bassa e con nuclei boschivi minori, purché dotate di grandi alberi morti o in cattive condizioni. Recentemente ne è stato osservato un individuo a Boscoincittà e questo fatto, per quanto unico fino ad ora, non ha stupito gli zoologi che studiano la fauna del parco, che si aspettavano la comparsa di questo picchio nell’ambito della sua espansione territoriale (probabilmente ha seguito il corridoio ecologico dato dal corso del Ticino).

Il picchio nero emette una grande varietà di richiami; fra cui un forte e fischiante “klia” e un acuto grattante “krri-krri-krri”. “Tambureggia” occasionalmente, ma molto forte (può essere udito fino ad 1km di distanza!).

Nidifica da marzo, ogni coppia nidificante necessita di ampie porzioni di foresta (dai 300 ai 600 ettari) e scava i buchi-nido nella parte alta dei tronchi. Vengono deposte 4-5 uova e i piccoli abbandonano la cavità all’età di circa un mese.

Alcune curiosità sui picchi:
– i nidi abbandonati dai picchi rappresentano utili ricoveri per molti altri animali come ghiri o scoiattoli, ma anche altri uccelli
– la coda è breve e formata da penne moto rigide, che sostengono l’animale quando si appoggia e si arrampica sul tronco
– chi più chi meno, tutti “tambureggiano” o martellano i tronchi. Per bucare il legno è necessaria molta forza, il cranio dei picchi è quindi sottoposto ad accelerazioni e decelerazioni fino a 200 volte più di un essere umano*, con una velocità di impatto di 6-7 metri/secondo (25 km/h!), senza subire alcun danno. Questo avviene grazie a ossa molto spugnose e alla mandibola che è ripiegata verso l’interno, tesa da un muscolo che la protegge dallo shock dell’impatto. Un’altra particolare protezione è data dalla lingua (lunga fino a 10 centimetri) che è avvolta internamente al cranio, aiutando così a smorzare ulteriormente gli impatti.
*1000G per il picchio – 5G per un umano, che oltre a questa soglia sviene