MINILEPRE

Chi frequenta il Bosco l’ha certamente notata!
Impossibile non vederla, soprattutto la mattina presto o al tramonto, nei grandi prati del parco.

Caratterizzata da un bel colore rosso-bruno/grigio-bruno e da un breve batuffolo di coda bianca, la minilepre appartiene all’ordine dei Lagomorfi (come conigli e lepri).

Ha orecchie corte (per un Lagomorfo) e grandi occhi ai lati della testa, forti zampe posteriori che le permettono di correre fino a circa 20 chilometri all’ora: essendo piccolina ha una corsa con andatura a piccoli balzi, con percorsi di fuga brevi e a “zigzag”, a differenza della lepre che avendo zampe posteriori molto lunghe (e forti!) corre molto più veloce.

Da adulta raggiunge i 40/45 centimetri, quindi è molto più piccola di una lepre, con un aspetto più tondeggiante. Assomiglia di più a un coniglio selvatico (tanto che per un occhio non esperto è molto difficile stabilire se si tratta di coniglio o minilepre).


Originaria del nord America, in Italia come in tanti altri Paesi è stata introdotta a scopo venatorio per poi diffondersi come animale selvatico anche con numeri spesso considerevoli.

La minilepre, o Silvilago, è una specie solitaria con abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne anche se può avere fasi di attività diurna in alcuni periodi dell’anno: in particolare in primavera e in estate, ovvero nei periodi di maggiore attività riproduttiva.

Durante il giorno tende a rimanere nascosta sotto arbusti, cespugli e vegetazione erbacea, nei pressi di boschi, bordi di campi, di rogge e incolti dove usa una semplice depressione del terreno, modellata dal suo corpo e più raramente scavata con le zampe anteriori. 

Può vivere in gruppetti fino a 10 individui in base alla disponibilità di cibo. Si nutre di erbe e radici

Una curiosità: come tutti i Lagomorfi, nei periodi di siccità o scarsità di cibo si può nutrire delle sue feci, per assumere acqua, vitamine e proteine

Il principale predatore della minilepre è la volpe, ma a volte è cacciata anche da gufi e poiane.

Le femmine partoriscono fino a 4 volte l’anno (dimensione media della cucciolata è di 5 piccoli).
Dopo sole 7 settimane i piccoli lasciano il nido, che è costituito da una leggera depressione nel terreno, foderata con il suo pelo e coperta da vegetazione erbacea che viene piegata in modo da creare un “tunnel“ per racchiudere e riparare il nido stesso. Generalmente il nido si trova lungo i bordi dei campi e delle rogge oppure presso zone erbacee incolte.

La sopravvivenza media annua degli individui adulti si aggira intorno al 20 %, e la speranza di vita in natura è mediamente di 15 mesi; tuttavia sono state accertate sopravvivenze massime di 5 anni allo stato selvatico e di 9 anni in cattività. Le principali cause di mortalità sono la predazione (volpe, gatti, rapaci diurni e notturni), la distruzione di habitat e alcune attività agricole. La mortalità, in particolare dei piccoli, nel regno animale ha valori molto elevati e contribuisce, insieme ad altri fattori, all’equilibrio fra predatori e prede.