Il restauro della stalla e del disegno con la madonnina

(dalla newsletter di Italia Nostra sezione Milano nord cintura metropolitana – maggio 2020 – per la versione integrale CLICCA QUI)

Il cuore di Boscoincittà è la Cascina San Romano.
Lo sanno i volontari, i soci, gli amici e le migliaia di ragazzini che arrivano ogni anno nel parco.

E’ una cascina antica, risale al 1400 e allora rientrava sotto la parrocchia di Figino. I secoli sono passati modificando la Cascina, come, non sappiamo. 

E’  certo che nel 1850, come è evidente dalle mappe catastali, la cascina era a corte chiusa e comprendeva una chiesetta dedicata a San Romano, una torre d’accesso e una casa gentilizia. E’ del 1854 un documento che ci testimonia la vita agricola della cascina dove vi era “una stalla per le bergamine costruita nel 1847 con volte in cotto, il fienile sovrastante e in portico antistante…”

La Cascina durante la guerra subisce un grave incendio e quindi un progressivo abbandono; il Comune ne diventa proprietario nel 1942 e la assegna poi, molto degradata, a Italia Nostra come sede del parco e struttura di servizio.

A poco a poco, in ben quarant’anni di impegno, insieme alla realizzazione del parco, il Centro per la Forestazione Urbana di Italia Nostra interviene a tranches sul fabbricato, con fondi propri e del Comune, prima ricostruendo l’edificio per la segreteria e la casa del Custode, poi la grande cucina e poi la foresteria.

E’ degli ultimi due anni il rilevante impegno per il “restauro e risanamento conservativo della grande stalla costituita da otto campate di differente lunghezza, sei delle quali hanno archi intatti a tutto sesto” (nella foto sopra la Stalla usata come magazzino, prima dell’intervento).

Il restauro della stalla è stato affrontato con la supervisione della Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio e con l’impegno e l’esperienza dell’arch. Alessandro Ferrari affiancato dall’arch. Mario Cucchi e dal Direttore del Bosco Silvio Anderloni e ha portato a nuova vita un ambiente straordinario, vivo nelle evidenti tracce del suo passato, con le mangiatoie, gli anelli di ferro, la pavimentazione in pietra dove stavano le mucche, gli stessi intonaci rispettati e spazzolati pur nel consolidamento.

E’ durante questo restauro che sulla lunetta del prospetto meridionale interno della stalla è emerso un disegno (povero, semplice ma chiaro) con una data – 1861 – e una Madonnina incoronata con Bambino molto rovinata.

Bene, poco prima che il mondo si fermasse, nello scorso gennaio (2020), il disegno è stato sottoposto a pulitura e restauro dalle restauratrici di Open Care – Servizi per l’Arte che hanno fatto emergere il disegno completo. 

… IL RESTAURO DELLA MADONNINA
Federica Salvioni – Restauratrice affreschi Open Care Servizi per l’arte

La “Madonnina della Cascina”… così l’avevamo ribattezzata dopo il restauro, appena prima che il mondo fosse colpito dalla pandemia.

Poco più di un anno fa, durante i lavori di ristrutturazione della Stalla, sulla parete di fondo, comparivano inaspettatamente le tracce di un disegno monocromo: sotto vari strati di scialbo che si staccavano dal muro, emergevano, sull’intonaco grigio chiaro, i profili di una Madonna col Bambino, entrambi ornati con grandi corone. Sulla stessa parete e sulla volta adiacente, si intravvedevano anche scritte e sagome di più dubbia interpretazione. Così, nello scorso gennaio, sono iniziati i lavori di restauro, per riportare alla luce, per quanto possibile, l’intero disegno.

Con la rimozione delle sovrammissioni non originali si era resa ancor più evidente la delicatezza degli strati compositivi, sia del disegno che del fondo grigio, e per questo si erano rese indispensabili diffuse e puntuali operazioni di consolidamento e fissaggio delle cromie.

Quei dettagli che inizialmente solo si intuivano, si facevano sempre più chiari e, via via, si definivano la figura del Salvator Mundi, della colomba con rami di ulivo e di palma, parte di un seggio, su cui probabilmente sedeva la Vergine con grande corona, e parte di un demone, alle spalle del Cristo Salvatore.

Colmate le lacune con stuccature di sabbia e grassello, ha avuto inizio la reintegrazione pittorica, sotto la costante supervisione della Soprintendenza (un ringraziamento all’arch. Paolo Savio) e degli sguardi curiosi, sempre attenti e a tratti increduli, degli operatori della cascina… così affezionati alla loro madonnina.

Con successive velature, eseguite ad acquerelli, sono state pazientemente ricongiunte le varie abrasioni e le mancanze, ridando forma, poco alla volta, al disegno ottocentesco e alla data riportata sulla volta – 1861. Un disegno semplice, di mano contadina, realizzato sicuramente come un gesto di devozione. Il 19 febbraio 2020 si è concluso il restauro.