Ghiri e moscardini

I folletti del bosco: i micromammiferi sono una presenza importante nel parco. Ghiro e moscardino sono due esempi, per cominciare a conoscerli e riconoscerli
Oreste Sacchi, naturalista | Platypus srl

Chissà quante volte ci è capitato di camminare nel Boscoincittà e trovare, sparsi uniformemente sotto gli alberi residui di semi vari, ghiande o nocciole rosicchiate, bacche e altri frutti mangiati. Spesso abbiamo anche la sensazione che attorno a noi, dietro, sotto i cespugli o sopra i rami, qualcosa o qualcuno si sia mosso.

Questa sensazione diventa certezza all’imbrunire o ancor meglio di notte; allora quel qualcuno esce allo scoperto e il bosco prende vita animandosi di ghiri, moscardini, topiragno, talpe, arvi- cole, topolini, ratti e … scoiattoli!

Genericamente questi mammiferi di piccola dimensione, il cui peso non supera il chilogrammo, vengono indicati con il termine micromammiferi. Ovviamente tale raggruppamento non segue criteri sistematici ma piuttosto funzionali.

I micromammiferi sono accomunati dalla taglia ridotta, dal poter usufruire di numerosi microhabitat e dall’avere facile accesso a numerose fonti di cibo, che sono invece preclusi ad altri Vertebrati di maggiori dimensioni. In pratica, ne fanno parte i rappresentanti degli Ordini dei Soricomorfi e dei Roditori, ossia le specie citate prima che da sole rappresentano oltre il 50% delle specie di mammiferi terragnoli presenti in Italia. Da questo raggruppamento vengono esclusi i ricci e i piccoli Carnivori come la donnola proprio perché il raggruppamento dei micromammiferi è più funzionale che sistematico e nasce dall’uso di specifici metodi di studio, metodi che prevedono particolari tecniche di monitoraggio differenti da quelle che si utilizzano per le specie più grandi o quelle dai comportamenti più tipicamente predatori.

L’ampia diffusione di predatori dei micromammiferi fa sì che essi costituiscano un’importante fonte di cibo per numerose specie come ad esempio donnole, faine, volpi, rapaci diurni e notturni. La loro presenza e abbondanza è determinante nelle reti trofiche (le cosiddette catene alimentari con le loro complesse relazioni ed interazioni tra preda e predatore) e così il loro studio e la loro conservazione sono determinanti per la corretta gestione del territorio e delle comunità animali che vi abitano.

Il ghiro e il moscardino sono due specie appartenenti alla famiglia dei Gliridi che frequentano Bo- scoincittà e sono specie protette!

Rif. Sentieri in città, II serie/anno 10 n. 23 dicembre 2013, pp. 9-10

Il Ghiro | Glis glis

Presente e ben diffuso è il ghiro: questo roditore lo troviamo nei sottotetti, dietro le imposte o nei fienili della cascina San Romano e non possiamo dire che sia un inquilino discreto, anzi è particolarmente rumoroso con quel suo verso tipico che ricorda un russare con fischio finale; ma è più facile sentirlo nei boschi dove nelle ore notturne corre sui rami più alti inseguendo i suoi simili ed emettendo squittii e pigolii.

Il ghiro è un animale di piccola taglia in prevalenza notturno e arboricolo. È gregario, abile arrampicatore e agile saltatore, possiede una folta coda ricoperta di pelliccia, che serve a bilanciare il corpo durante lunghi salti tra i rami degli alberi.

La caratteristica più conosciuta della specie è rappresentata dal fatto che trascorre i mesi invernali in letargo dopo aver accumulato, nella stagione autunnale, riserve di grasso. Si tratta di un periodo di letargia che nelle nostre zone dura circa 6 mesi (inizio novembre, metà maggio): il ghiro riduce drasticamente ogni attività rimanendo in un’immobilità più o meno totale, rallentando il battito cardiaco con una riduzione del metabolismo fino a 0,2 % dei valori normali. Questo fenomeno, peculiare dei mammiferi in quanto animali a ‘sangue caldo’ o ‘omeotermi’, permette un notevole risparmio di energia aumentando la sopravvivenza della specie durante il periodo invernale: nel ghiro la sopravvivenza annuale raggiunge valori elevati rispetto agli altri roditori.

Se si ha la fortuna di osservare un ghiro è bene prestare attenzione ad alcune caratteristiche per essere sicuri di non confonderlo con lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis): dimensioni più piccole degli scoiattoli (lunghezza 13-20 cm, coda lunga 10-18 cm, peso 80-240 gr). La colorazione del dorso e dei fianchi è grigio-bruna con tonalità che variano dall’ocra al grigio-argento. Il ventre è grigio chiaro o color crema. La coda è grigia come il resto del corpo, ma spesso tende al nero. Orecchie più rotonde ed evidenti rispetto agli scoiattoli. Gli scoiattoli sono ad attività diurna, il ghiro è notturno.


Il Moscardino | Muscardinus avellanarius

Altro Gliride presente al Boscoincittà è il moscardino: a differenza del ghiro questa specie è meno diffusa in quanto più esigente. A causa della sua dieta e del bisogno di trovare cibo frequentemente, necessita di habitat ricchi di piante arboree e arbustive a fioritura e fruttificazione scaglionata (ad es. biancospino, corniolo, prugnolo, nocciolo).

Come il ghiro entra in letargo in autunno fino a maggio, in nidi invernali; è arboricolo e con abitudini notturne.

Come per tutti i roditori arboricoli, la presenza della specie viene rilevata e monitorata nel tempo attraverso l’utilizzo degli hair-tubes. Senza tecniche di rilevamento specifiche è difficile accertare la presenza di queste specie ma con un’osservazione attenta e una buona dose di ‘fortuna’ possiamo riconoscere alcuni segni definiti ‘caratteristici’; facili da descrivere ma difficili da interpretare in natura a causa della molteplicità di varianti che si possono trovare.

I nidi, di 8-15 cm di diametro, sono a forma sferica, o quasi, senza un foro di entrata ben definito, generalmente costituiti da cortecce, foglie, muschio, steli d’erba. Vengono costruiti in mezzo ai cespugli o alle piante rampicanti, tra 50 cm e i 3 m dal terreno. Nei noccioleti si possono trovare a terra nocciole con erosioni perfettamente circolari, sui bordi troviamo solo i segni degli incisivi superiori.

Il moscardino non si adatta facilmente ad ambienti differenti da quelli idonei alla sua permanenza ed essendo specie poco mobile è minacciata dalla loro alterazione o frammentazione. Recenti studi ecologici hanno evidenziato che la struttura della vegetazione del sottobosco è più importante rispetto alla diversità delle specie vegetali. Inoltre, tra i fattori che favoriscono la presenza del moscardino nelle siepi vi sono la larghezza della siepe, la presenza di un adeguato numero di specie arbustive e la mancanza di operazioni di taglio per alcuni anni.

Per questo motivo è necessario migliorare le conoscenze relative alla sua distribuzione e alle sue esigenze ecologiche, contrastare la frammentazione degli habitat attraverso la realizzazione di corridoi ecologici anche di tipo locale, conservare e potenziare le siepi interpoderali, incentivare la costruzione ed il posizionamento di nidi artificiali nelle fasce ecotonali