Diario

GIUSEPPE COLOMBO, nordic walker al Boscoincittà, ci racconta la sua esperienza attraverso i suoi ricordi e  le stagioni del parco.

Ho un discreto ricordo riguardo alla nascita di Bosco in Città. Erano gli anni ‘70 e su quella distesa di campi attorno alla cascina incombeva il rischio della trasformazione in orrenda periferia (com’è successo , ahimè, ovunque attorno alla Milano di quegli anni). Invece no, una volta tanto la lobby dei cementificatori non l’ebbe vinta e il ricordo di quel successo è davanti a me ogni martedì mattina. Già perché al martedì mattina a Bosco in Città si cammina! (scriverebbe un pubblicitario a corto d’idee e amante della rima). Ma, intendiamoci, non è un semplice camminare, si tratta della tecnica del Nordic Walking: passo ritmato (possibilmente veloce), braccia distese, schiena leggermente piegata, sguardo cento metri avanti, zona inguinale contratta (come per trattenere la pipì dice l’istruttore) e spingere, spingere, spingere sui bastoncini… Detta così sembra una punizione, invece è tutt’altro. In questo luogo miracolato si cerca di restare in buona forma tra boschi veri, prati ben curati, zone umide, anatre, aironi, pavoni, può persino capitare un’Upupa che si scuote nella polvere o il volo radente di un Martin Pescatore. Ogni stagione è buona per percorrere i sentieri tra i fiori di primavera, tra le ombre estive di aceri e querce, tra le bacche d’autunno e le brine d’inverno.

AUTUNNO
A primavera ci pensano i fiori, ora tocca alle foglie, è il loro momento. Esse non possono esprimere la freschezza lucente dello sbocciare primaverile, ma lo spettacolo che offrono non è da meno. Ancora una volta fare Nordic Walking tra i sentieri di Bosco in Città è come sintonizzarsi con la natura. Benché l’aria si sia fatta più fresca ti senti avvolgere dal calore delle infinite sfumature di giallo e di rosso, di arancio, di nocciola e di marrone bruciato; le narici (perché in allenamento è col naso che si respira!) si riempiono di penetranti sentori di terra umida, di foglie ormai morte, di muschio e di funghi. E dopo l’apice dell’esibizione estiva ecco il gran finale, tanto spettacolare quanto fragile ed effimero, che si trascinerà fino al solstizio d’inverno, quando tutto sarà finalmente addormentato e le brume caleranno sui prati.
Boscoincittà si rivela un palcoscenico perfetto, così vicino e così lontano dalla città, così vicino al vivere le stagioni e così lontano dai confortevoli marchingegni che ci rinfrescano o ci riscaldano, ma che, inesorabili, chiudono fuori dalle finestre il fascino silenzioso dell’inverno, l’eccitazione della primavera, l’ardore dell’estate e l’infinita dolcezza dell’autunno.

ESTATE
A volte una primavera avara sembra opporre resistenza all’arrivo dell’estate. Ma con pazienza la regina delle stagioni si fa largo tra frescure tardive e inattese foschie, finché, all’avvicinarsi del solstizio, ci strappa di dosso le ultime prudenti lane leggere e cotoni pesanti.
Eccola la regina delle stagioni, la luce è diventata intensa, la pelle più scura, e nei lunghi crepuscoli si sente la musica di feste lontane.
A Boscoincittà la natura è maturata. I fiori hanno partorito i frutti,  l’abito verde delle foglie si è completato e i rami si stendono a formare fresche gallerie che noi nordic walkers cerchiamo con avidità fin dal primo mattino.
C’è pace nel bosco. La frenesia di primavera di umani e animali ha lasciato il posto a un languore avvolto nella calura. Gli orti ripagano dalle fatiche primaverili, le spighe ondeggiano sotto la brezza calda e il verde delle risaie brilla come una distesa di smeraldi. C’è voglia di pace, di riposo, ma c’è anche tanta voglia di una stagione attesa per mesi, e allora sudiamo, sudiamo spingendo sui nostri bastoncini, ci sembra che il caldo ci liberi dagli umori cattivi, forse è un’illusione, ma a volte le illusioni aiutano a vivere. Fuggiamo dai tratti assolati, (c’è un limite anche per liberarsi dagli umori cattivi) per immergerci sotto ombrelli verdi e assorbire la frescura dei ruscelli. Boscoincittà è un dono prezioso e, soprattutto d’estate, è davvero l’oasi nell’insopportabile deserto d’asfalto.

PRIMAVERA
Nella grande città il cemento e l’asfalto sono sempre uguali a se stessi e i rari spazi lasciati alla natura non riescono quasi mai a trasmettere l’emozione del trascorrere delle stagioni. Dalle auto che si affannano sfuggono quei quasi impercettibili cambiamenti che svelano, nel giro di pochi giorni, la più emozionante delle metamorfosi: l’inverno che scivola nella primavera.
Accade, com’è giusto che sia, intorno all’equinozio, e a volte succede così rapidamente da sorprenderti, anche quando hai la fortuna di camminare spesso tra i sentieri di Boscoincittà.
Dove il giorno prima c’erano rami ancora spogli compaiono occhiolini bianchi o rosa, l’esordio di quei fiori che presto macchieranno il bosco di allegria, oppure noti il primo timido abbozzo di quell’abito verde che tra non molto brillerà al sole in mille tonalità.
Come spesso accade nelle vicende umane, sono i primi momenti che danno l’emozione più acuta, e così accade anche per l’arrivo della primavera; poi, certo, quando la nuova vita si sarà compiuta, lo spettacolo sarà dolcemente superbo, ma le emozioni si saranno un po’ sciolte in tiepida assuefazione. Boscoincittà sfugge ai tentacoli della pur vicina metropoli e offre mille pagine nelle quali leggere i versi di Leopardi: “Primavera d’intorno/ brilla nell’aria, e per i campi esulta, / si che a mirarla intenerisce il core”.

INVERNO
I sentieri tra i boschi sembrano più larghi, il cielo è più vicino e qualche scaglia di luce radente s’insinua tra i rami spogli.  Il tappeto di foglie morte addolcisce il fango indurito dal gelo notturno, le ninfee del laghetto si sono immerse sotto una leggera patina di ghiaccio e la brina resiste dove l’ombra lambisce i prati. La natura si è come sottratta, si è raggomitolata su se stessa, ha cancellato i colori lasciando qua e là solo qualche indizio alla nostra fantasia. Ma la morte è solo  apparente perché la vita è lì, in attesa, paziente, non corre, cammina lentamente in un tempo dilatato, in uno spazio senza suoni saturo dell’odore del freddo.
Anche noi camminiamo, ma di buona lena. Le nostre cellule scatenano la chimica che produce il calore negatoci da un sole ancora troppo basso e, dopo il sacrificio di un avvio freddoloso, presto prevale un benessere diffuso: il cuore pompa, i neuroni del buon umore risalgono dal profondo del cervello, i mitocondri brindano e i muscoli si scrollano la ruggine.  La simbiosi con l’ambiente è totale perché il Nordic Walking è la dimensione giusta per stare nella natura miracolosamente intatta di questo luogo assediato dalla grande metropoli.
É Gennaio, ma presto i bucaneve macchieranno i fossi ancora brulli e saranno il preludio alla nuova primavera, a nuove sensazioni, a  un nuovo racconto.