AIRONI

Bianchi o cenerini… sono gli aironi del parco

Per quanto comuni nel parco, vederli genera sempre una certa emozione.

Lo frequentano in ogni stagione ed è per questa ragione che ormai è facile avere la fortuna di avvistarli mentre si fa una escursione, a piedi o in bici… cosa che al momento non si può fare!

Possiamo però riassumere qualche curiosità e informazione… per trasformarci in “attenti e preparati birdwatcher” quando la situazione ci consentirà di tornare nel parco.

Gli aironi sono grandi uccelli bianchi o grigi.

Vi siete mai chiesti perché è più facile trovarli nelle zone delle risaie, dei canali e dei laghetti verso Figino? Perché cercano le loro prede perlustrando le acque basse!
Non nuotano come anatre e svassi, ma “pescano” grazie a becco e zampe lunghe, caratteristiche che facilitano i movimenti e la cattura delle prede in acqua.

In questo periodo, mentre #noirestiamoacasa, alcuni di loro se ne stanno indisturbati nel parco, altri (molti aironi bianchi) si preparano per partire (come ogni anno) e andare a riprodursi altrove.

Generalmente sono uccelli migratori:
– anche se il cenerino spesso è sedentario (per questo è presente tutto l’anno)
– l’airone bianco si limita a trascorrere da noi l’inverno; verso aprile si allontana per andare a riprodursi prevalentemente in Europa centrale e orientale. Solo pochi individui nidificano in Italia. Fino agli anni ‘80 non era inserito nell’elenco delle specie italiane: l’airone bianco – insieme al più piccolo airone guardabuoi – sono una “nuova acquisizione”,  nel senso che sono arrivati da altri paesi e si sono adattati alle nuove condizioni anche modificando le proprie abitudini (principio dell’evoluzione).

Appartengono alla famiglia degli Ardeidi, diffusa in tutto il mondo con circa 65 specie, quasi tutte legate all’ambiente acquatico. Anche al Bosco sono presenti diverse specie: oltre all’airone cenerino e all’airone bianco maggiore, si possono incontrare la garzetta comune, la nitticora comune, il tarabuso e l’airone guardabuoi.

L’airone bianco e il cenerino, sono uccelli eleganti e grandi.
Il cenerino è alto circa 90 centimetri, ha un colore grigio con macchie e striature bianche e nere. L’airone bianco ha dimensioni leggermente inferiori.
Il lungo becco diritto, lo sguardo attento alla ricerca della preda e la colorazione fanno di questi uccelli delle creature splendide, caratterizzate – spesso – dal collo ripiegato a “S”, anche durante il volo quando le zampe sono distese all’indietro

Alcune curiosità:
– soprattutto in inverno, capita di vederli insieme, uno bianco e uno grigio, appostati pacificamente a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Non sappiamo se si stanno tenendo compagnia, di sicuro stanno sfruttando la stessa dispensa!
– gli aironi non temono la presenza umana, a meno che non si superi un’invisibile linea che demarca il loro margine di sicurezza; se lo varchiamo, si alzano in volo per posarsi anche solo a poche decine di metri: la loro non sembra una fuga ma uno spostamento temporaneo, per stabilire di nuovo la distanza di sicurezza.
– costruiscono i propri nidi fuori dai confini del parco in particolari colonie dette garzaie; nel parco vengono per alimentarsi (airone bianco nei mesi invernali – airone cenerino tutto l’anno) perché trovano un habitat adatto e risorse di cibo adeguate grazie alla varietà delle zone umide, che forniscono una vasta gamma di pesci, anfibi e invertebrati acquatici.

Una volta non erano così diffusi e non era così facile poterli osservare. Sono aumentati di recente. Secondo gli studi compiuti dai ricercatori dell’Università di Pavia e dalla Regione Lombardia, i fattori che potrebbero avere contribuito alla diffusione sono:
– la diminuzione del bracconaggio
– la tutela delle garzaie nelle aree protette
– gli inverni mediamente più miti

Probabilmente anche il recente aumento di animali acquatici alloctoni appetibili per gli aironi, come varie specie di pesci e il gambero rosso della Louisiana… non tutti i mali vengono per nuocere!

La foto della nitticora – come quelle degli aironi – è sempre di Giacomo.
Le foto della garzetta e del tarabuso sono dell’archivio del Centro Forestazione Urbana (rif. Sentieri in città n° II serie/anno 9 n. 20 aprile 2012)